domenica 24 dicembre 2017

LA RESPONSABILITA' DEL VETERINARIO

QUANDO E PERCHE' IL VETERINARIO E' RESPONSABILE DEL PROPRIO OPERATO

https://www.studiocataldi.it/articoli/21433-la-responsabilita-del-veterinario-e-il-risarcimento-del-danno-morale.asp

Facciamo notare che 15 anni fa, nel 2003, quando Arca 2000 ha iniziato la sua avventura in difesa degli animali vittime di malasanità animale, non vi era una sola sentenza né causa legale per negligenze veterinarie; i giornali e i media non ne parlavano affatto e il solo articolo che si trovava in rete, digitando le parole "malasanità animale" era un'intervista all'attrice Sandra Milo che lamentava la morte di un suo cane per la superficialità del suo veterinario. In questi anni, abbiamo svolto un egregio lavoro, anche a livello mediatico, per abbattere il muro di omertà che proteggeva la casta veterinaria. Ora i vet non si sentono più intoccabili e verrà il giorno in cui dovranno mettere da parte la loro arroganza, perché le denunce fioccheranno e la gente comincerà a ribellarsi. Ma adesso, dobbiamo conquistare la cosa più importante : una legge che obblighi i veterinari a tracciare il proprio operato come fanno i medici delle persone. Lo faremo anche nella prossima legislatura, lo dobbiamo alla memoria dei tanti morti a quattro zampe che mai dimenticheremo e sono il faro luminoso delle nostre battaglie.Lo dobbiamo ai nostri amici pelosi passati e futuri che sono il nostro prossimo migliore.

domenica 10 dicembre 2017

IL LIBRO NERO DEI VETERINARI


Lo aspettavamo da tempo un libro così, scritto da una veterinaria austriaca Jutta Ziegler che "vuota il sacco" per  abbattere il muro di omertà sulla più impunita e deresponsabilizzata professione medica, quella del veterinario. Un vuoto legislativo e  culturale garantisce l'impunità perché il medico degli animali nell'immaginario collettivo è ancora quello che va in montagna con la valigetta a curar asini e capre, e come la va la va. Nemmeno considerato un  medico, forse, come un vigile del fuoco non è un poliziotto però ci somiglia vagamente. Un medico di serie "b" per un paziente di serie "b" , quindi non tenuto a render conto del suo operato perché gli animali non sono nulla per le leggi italiane, ma hanno diritti solo quando qualcuno ci guadagna: in voti elettorali, in soldi per mangimi, toelettature e gadget, cappottini e collarini. Ma quando stanno male? Che tutele hanno per difendersi dai camici sporchi di turno? Ma non è forse una contraddizione parlare di diritti animali se non s'inizia a garantirli tra le mura di un ambulatorio veterinario?

Acquistate e leggete questo libro gli animali vi ringrazieranno, la conoscenza è uno strumento prezioso per far valere i diritti di chi amate e difendervi dal business sulla pelle degli animali.
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domenica 26 novembre 2017




EDUCAZIONE ANIMALISTA NELLE SCUOLE.
E' importantissimo che l'educazione animalista venga al più presto introdotta nelle scuole di ogni ordine grado. 
Considerato che:
- la maggior parte degli studenti ignora la realtà che si nasconde dietro zoo, circhi, acquari, canili, pellicce, mercati di animali, malasanità animale....etc.
- i valori umani fondamentali non possono prescindere dal rispetto per gli animali.
- gli insegnanti spesso sono totalmente ignoranti in materia ed essi stessi danno il cattivo esempio indossando pellicce, portando i bambini a visitare zoo, circhi e fattorie didattiche dove gli animali vivono in condizioni incompatibili con la propria natura;
- i giovani saranno gli adulti di domani e dovrebbero avere una educazione improntata al rispetto di ogni creatura vivente secondo una concezione biocentrica della vita;
- nei testi scolastici dei bambini delle scuole primarie non si trova un benché minimo riferimento sulla tutela degli animali;
- gli adolescenti e i bambini indossano spesso pellicce sotto forma di bordure per giacche ed anche piumini imbottiti con piume d'oca senza porsi il benché minimo interrogativo etico.
- l'alimentazione vegetariana è ancora vista con pregiudizio e paura, a causa della scarsa informazione.
- l'argomento "diritti animali" è considerato con sospetto e pregiudizio e gli insegnanti che lo trattano spesso vengono isolati, additati come esaltati e fanatici o devono fare i conti con le rimostranze di colleghi e presidi, oltre che con certe famiglie.
Per tutto quanto premesso, ci auguriamo che nel prossimo governo arrivi un Ministro della Pubblica Istruzione che possa sanare questa grave mancanza, legittimando l'educazione animalista nelle scuole e restituendo la giusta autorevolezza agli insegnanti animalisti. #educazioneanimalista ; #indignamoci #italiarretrata #dirittianimali

domenica 24 settembre 2017

la giustizia al contrario


NESSUNA GIUSTIZIA PER ANIMALI E PERSONE
 sputa, malmena e insulta una cittadina, trascina il suo cane al guinzaglio dietro la bicicletta, denunciato non viene nemmeno rinviato a giudizio. 


Sempre più numerosi fatti di cronaca ci parlano di una escalation di violenza soprattutto verso donne, bambini e animali. Ormai il male è così diffuso che molti s'interrogano sulle cause, ma non ci sarebbe molto da indagare, vista la dilagante impunità garantita da assurde archiviazioni emesse da taluni organi giudiziari.  A tal proposito, raccontiamo l'increscioso fatto accaduto ad una nostra volontaria che ha vanamente denunciato l'aggressione subita da uno sconosciuto, il quale in sella alla sua bicicletta, trainava un piccolo cane, facendolo correre a zig zag tra le auto in transito in una via molto trafficata del centro cittadino di S.Benedetto del Tronto(Ap)
In tale frangente, la donna (che riusciva ad evitare per poco un incidente) faceva presente allo sconosciuto che quella condotta era vietata dal codice della strada ed anche dal Regolamento comunale per il benessere animale vigente nel comune di S.Benedetto del Tronto, tanto più che le funzioni di vigilanza su quest'ultimo, sono riconosciute anche ai volontari della nostra associazione, richiamando il combinato disposto dei primi due commi dell'art. 19 della L.R. Marche 10/1997 (Norme di animali d'affezione e prevenzione randagismo). 
Tuttavia, l'uomo, invece di riconoscere il torto e magari chiedere scusa, reagiva come un teppista da stadio, e in preda alla collera iniziava a proferire insulti sessisti e gratuiti contro l'attonita cittadina, dando seguito ad una escalation di reazioni violente, fino a colpirla con una pioggia di sputi. E vogliamo ricordare che lo sputo è un gesto profondamente oltraggioso e vomitevole ancor di più quando rivolto contro una donna. E chi, avendo ricevuto sputi in faccia, non cercherebbe d' identificare l'aggressore per denunciarlo, anche utilizzando, all'uopo una macchina fotografica? Proprio quello che ha fatto la nostra volontaria, rimediando, però, ulteriori insulti dall'energumeno il quale le afferrava un braccio storcendoglielo con tutta la forza,  tanto da  procurarle una contusione (certificata dal Pronto soccorso). Grazie alle foto scattate l'aggressore veniva denunciato e identificato, ma ....



...la denuncia, prendeva la strada della Procura della Repubblica di Ascoli Piceno dove  le molteplici violazioni di legge commesse dal denunciato:condurre un animale dietro un mezzo di locomozione in movimento (art. 182 CDS) e, ancor più, sottoporlo a fatiche insopportabili per la sua natura art.544 ter- legge189/2004, le ingiurie violente e le lesioni certificate verso la donna, non sono bastate alla formulazione di nessun capo d' imputazione e rinvio a giudizio da parte del P.M. Michele Renzo (oggi Procuratore Capo all'Aquila) che richiedeva l'archiviazione della denuncia con le seguenti motivazioni (si riportano fedelmente da atto in nostro possesso ):
 "…sulla base di questo racconto, deve ritenersi che la condotta del (omissis) sia scriminata dalla legittima difesa, avendo l'omissis agito al fine di far desistere la denunciante da un'attività che costituiva lesione del suo diritto di riservatezza… ne deriva che la condotta della denunciante era illecita e costitutiva un pericolo attuale d'ingiusta aggressione dell' omissis , la reazione di quest'ultimo era dunque legittima, essendo caratterizzata da tutti i requisiti prescritti dalla legge penale….
Dunque, a giudicare da quanto scritto dal Pubblico Ministero di Ascoli Piceno Michele Renzo, “alzare le mani” contro una persona che ti sta fotografando, sarebbe legittima difesa, e con tutti i requisiti previsti dalla legge penale, mentre la macchina fotografica diviene “strumento atto ad offendere” molto più degli sputi, delle ingiurie e dell'aggressione fisica subita dalla denunciante (che altro non aveva per identificare il suo aggressore che una macchina fotografica). E ancor più, si sorvola su tutte le condotte in violazione di legge attuate dal denunciato, tanto più documentate da foto e video: - codice della strada “condurre un animale al guinzaglio dietro un velocipede” e sull'art. 544 ter c.p. laddove s' individua come reato la condotta di chiunque sottopone a fatiche un animale, in considerazione delle sue caratteristiche etologiche (trainare un barboncino dietro una bicicletta in movimento, razza non predisposta a questo genere di fatiche come riconosciuta dalla FCI) Tutti beni giuridici ritenuti dal magistrato di gran lunga inferiori rispetto ad uno scatto fotografico, seppur fatto in una pubblica via, e questo sì, davvero, per legittima difesa.  Ed è bene, inoltre, citare una sentenza della Cassazione: i filmati di comportamenti non comunicativi, effettuati in luogo pubblico a cura di soggetti diversi dalla polizia giudiziaria, non necessitano di alcuna autorizzazione e sono acquisibili nel dibattimento quali documenti, a norma dell'art. 234 c.p.p., senza previa discussione sulle modalità della prova; (Cass., sez. VI, n. 37367, negli stessi termini, sez. V, 46307/04 e, sez. III, 46156/16). In tale contesto, come dimenticare tutte quelle riprese effettuate da cittadini e passanti che sono state spesso risolutive per identificare e perseguire gli autori di molti episodi di violenza urbana e cronaca nera più o meno gravi. E i tanti appelli fatti dagli stessi giudici affinché "chi è presente ad un fatto violento e criminoso produca video e foto alla polizia per identificare gli autori".  Dunque c'è qualcosa di profondamente inaccettabile e illogico nel legittimare l'aggressione fisica per uno scatto fotografico. Per non parlare del messaggio diseducativo che proviene da siffatte motivazioni, allorché con un simile precedente, d'ora in poi, chiunque potrà andarsene bellamente in giro a sputare e aggredire qualcuno, e guai se nei paraggi ci sarà una telecamera a riprendere l'aggressore (eppure, la video sorveglianza è ormai presente in ogni luogo pubblico e serve proprio per scoraggiare episodi di violenza).Tutto ciò in una società dove tutti fotografano tutti, anche con gli smartphone.  E dal momento che la vittima  diviene colpevole (anche di aver denunciato) mentre il colpevole viene promosso a vittima, in uno scambio di ruoli degno di una commedia Kafkiana,  la parola giustizia si svuota  di ogni significato.

Contro la richiesta di archiviazione del P.M. la cittadina aveva presentato opposizione al Giudice di Pace di Ascoli Piceno, Francesca Volpi; quest'ultima avrebbe potuto rivalutare i fatti e chiedere la riapertura delle indagini o/e formulare un capo d'imputazione a carico del denunciato, invece, ha respinto il ricorso, accogliendo in toto le motivazioni del P.M. La nostra volontaria, ha praticamente ricevuto doppi sputi: dall'aggressore e dai magistrati che hanno archiviato la sua denuncia, lasciando impunito il reo.

Le sconcertanti motivazioni dell'archiviazione sono state segnalate dalla nostra volontaria con un esposto al CSM, al Presidente del Tribunale, alla Corte d'Appello e al Ministero della Giustizia ma non c'è stata la benché minima risposta. A ciò si aggiunge il silenzio della stampa locale che si è ben guardata dal pubblicare un comunicato stampa sull'accaduto (una giornalista di un noto giornale locale aveva promesso un articolo che poi non ha mai pubblicato)
In conclusione, a fronte  di una  giustizia al contrario, come può il cittadino civile sentirsi tutelato e credere ancora in uno stato democratico e di diritto?

Con molta amarezza non si può che far propria la frase del giornalista Frank Cimini che ebbe a dire:

  "Beato chi ha sete di giustizia perché sarà giustiziato"




a cura di Arca 2000 diritti dell'animale malato





 

mercoledì 26 luglio 2017

Divieti nei supermercati: Bambini sì, cani no?

BAMBINI CON LE SCARPE NEI CARRELLI DEI SUPERMERCATI

Che buona parte del popolo italiano manchi totalmente di un'educazione all'igiene si vede anche dalla diffusissima abitudine di trasportare, nei carrelli dei supermercati, i bambini con le scarpe a contatto del vano alimenti. Chiamiamola maleducazione, inciviltà o totale menefreghismo delle regole basilari dell'igiene (tra l'altro sancite anche da regolamenti delle Asur locali) però un interrogativo nasce spontaneo: perchè i bambini sì e i cani no? Perché nessun direttore o commesso osa riprendere  genitori, nonni e parentado vario che ficcano la figliolanza nei carrelli con le scarpe sporche e invece, mettono alla porta i cani? Anni fa, in quel di Ascoli Piceno, un supermercato si attrezzò, perché i cani potessero entrare con i loro compagni umani a fare la spesa. Ai tempi, si scomodò perfino  Michela  Brambilla, giunta sul posto con uno stuolo  di fotografi  per esultare  e documentare. Lodevole iniziativa, ci si aspettava che fosse emulata da tanti altri esercizi commerciali; peccato che la cosa, invece, durò poco. Qualche giorno dopo, infatti, sui giornali locali si venne a sapere della levata di scudi di alcuni clienti intolleranti che non gradivano la cosa,  anche se le bestiole, è il caso di dire "se ne stavano buone buone, come cani bastonati" e non toccavano nemmeno terra, poiché venivano  trasportate  su appositi carrellini. Da notare che quegli stessi clienti, che tanto s'indignavano in fatto di cani, tacevano indifferenti sul malcostume dilagante di mettere bambini con le scarpe nei carrelli dei supermercati. La nostra scala di valori, che spero sia anche quella di tanti altri amici degli animali, ci dice che qualcosa non quadra in tutto ciò. Intanto, non ci è dato di sapere se le scarpe delle suddette umane creature siano intonse e "sante", si presume che abbiano già calpestato parecchie schifezze sulle strade pubbliche. Sicuramente gli alimenti che mettiamo nel carrello, calpestati dalle "sante" scarpine di bimbo,  sono gli stessi che poi riponiamo nel nostro frigorifero e che entrano in contatto con il nostro stomaco e la nostra bocca, e semmai ci venisse la briga di farli analizzare, non basterebbe un foglio di carta grande come l'America per elencarne la contaminazione batterica.  Di certo non occorre essere una mente illuminata per rendersi conto che mettere un bambino nel carrello con le scarpe è cosa assai schifosa, ma il problema è che molta gente non si pone minimamente il problema, nemmeno in termini di rispetto verso gli altri. Occorre una rieducazione all'igiene che parta dalle scuole, perché si affermi una cultura anti specista dei diritti. E dopo i carrellini per i cani, separati dal vano alimenti, aspettiamo anche quelli appositi per i bambini, invocando par condicio.

ASSURDI DIVIETI PER I CANI 
...però nei negozi si tocca il pane con le stesse mani con cui si toccano i soldi , si tengono gli alimenti ad altezza di bocca, mani e alito umano, ci si siede ai tavoli dei punti ristoro in costume da spiaggia, non s'indossano i guanti per prendere frutta e verdura  e via dicendo: salvo vedere questi razzisti divieti appesi fuori dalla porta: VIETATO L'ACCESSO AI CANI
In tutta onestà si vedono cani molto più educati delle persone negli esercizi commerciali (dove è concesso loro di entrare).
elenco di supermercati che permettono l'accesso ai cani in Italia
http://www.portamiconte.info/?p=4642


scritto da DaniBi per Arca 2000 diritti dell'animale malato